Street Team Finley Sardegna;

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BEND YOUR ARMS TO LOOK LIKE WINGS


Distance makes my heart grow colder
Distance makes my heart grow older
Just enough to cut the air from your lungs


1.Post Blue

Buio nella stanza.
Una mano stanca si allunga per mettere fine alla fastidiosa melodia che ha interrotto i suoi sogni.
Se solo la realtà riflettesse un po’ di quella dolcezza, forse lei avrebbe ancora voglia di aprire gli occhi.
-Perfetto.. un altro giorno-. Cy si svegliava raramente col sorriso sulle labbra, considerava come una violenza il passaggio dal mondo dei sogni alla realtà,specialmente se questa si presentava come un pugno sullo stomaco. Quasi come un riflesso involontario lanciò un occhiata al display del cellulare. Le 7:00, come ogni mattina. Costringendo il corpo ad alzarsi dal letto si trascino verso lo specchio in vimini. La ragazza riflessa la guardava in modo stanco, con aria apatica e indolente. Aveva ricci biondi e corvini arruffati, e la pelle così pallida da splendere sotto luce del neon.
-Whoa.. ma che bella faccia che abbiamo stamattina-. La voce era stanca quanto il viso della sua proprietaria, e il sarcasmo in essa non le dava certo un tono migliore.
E poi eccolo. Quello sguardo, lo stesso che da due mesi ormai si costringeva a non incrociare, lo stesso che dallo specchio le ricordava perché si sentisse così vuota. Uno sguardo come un pensiero “ lui se n’è andato”. Ora quella giornata non sarebbe stata diversa dalle altre, sarebbe stata segnata dalla stessa monotonia, lo stesso scorrere lento delle ore pensando a lui, così lontano. Rassegnandosi ad un altro giorno storto Cy decise di darsi almeno un aspetto dignitoso, -…di certo non potrò peggiorare il mio look da zombie-. Tutto era privo di significato, ogni cosa intorno mormorava parole senza senso. Nulla, nulla avrebbe potuto sciogliere quella coltre di tristezza che si era posata su ogni cosa. Mentre guardava il cielo ancora scuro Cy si chiedeva se l’orizzonte si sarebbe mai schiarito. A lei sembrava sempre più blue.


H 8:00. Puntualissima come ogni mattina,una suonata di clacson insistente arrivò dalla strada, Cy mise qualche quaderno a caso nello zaino, raccattò qualche oggetto più o meno utile,e si precipitò giù per le scale. Il pegeut 206 nero la aspettava davanti casa, Come da copione .
Entrata in macchina, non si preoccupò nemmeno di salutare.
-Oh, ma quanto è bello il tuo buongiorno! Vedo che anche oggi sprizziamo allegria da tutti i pori!- un ragazzo bruno, dagli occhi grigi guardava Cy con un misto di rimprovero e rassegnazione.
- […] per favore, Jho non è giornata-
-Ma dai..?- Lo sguardo che gli diede l’amica fu più che eloquente. Ormai Jhonny si era rassegnato a quei silenzi mattutini come si era rassegnato alle battute ciniche, allo sguardo spento e alle lacrime che il più delle volte, toccava lui asciugare. Senza insistere su quella mezza conversazione , accese lo stereo nella speranza che un po’ di musica avrebbe alleggerito l’atmosfera. “ Mr. Brightside" dei killers prese a suonare nell’abitacolo della macchina. Poi mise in moto.
-Hey, ma non aspettiamo Dani stamattina? –
-A quanto pare sta ancora in Coma da ieri sera..gli do due minuti-
-Ah,..già la festa di Chris, come è andata?-
-Al solito, certo se tu fossi venuta l’avresti potuto vedere da te..-
Cy sbuffò. Non aveva nessuna voglia di giustificarsi per l’ennesima volta.
-è inutile che mi guardi in cagnesco- Esordì Jhonny. - Non pensi che sia ora di piantarla con questa tragedia.? Ti comporti come una vedova, ma non è morto nessuno! perciò, ti prego datti una scossa Cy. Non puoi sacrificare la tua vita sociale per una cazzata del genere. Chris è rimasto molto deluso dal fatto che non ci fossi, sappi che ormai nessuno è più disposto a giustificarti” Jhonny era un ragazzo estremamente schietto, Non usava mezzi termini o giri di parole, tanto da sembrare quasi freddo a volte.
-Cazzata?? - La reazione di Cy fu immediata quanto prevedibile- quindi secondo te sarebbe tutto una cazzata?! Bhè, allora scusami tanto!Vedrò di non ammorbarti più con il mio”fare la vedova” .E poi chi cavolo mi dovrebbe giustificare eh? Io non ho bisogno delle giustificazioni di nessuno! “ ecco qua. Come al solito aveva travisato ogni singola parola.
-Ma è mai possibile, che con te non si possa parlare serenamente? Non esistono più le conversazioni civili, ormai qualsiasi cosa ti dica sei solo capace di urlarmi contro..ma non ti rendi conto? Stai diventando un peso per tutti ormai, e io sono stanco di subire le conseguenze del tuo umore. Se non sei capace di rialzarti da questa pseudo depressione ,almeno non opprimere gli altri col tuo malumore!-
All’improvviso un ragazzo molto affannato dai capelli chiari e scompigliati ,interrupe quella spiacevole conversazione precipitandosi all interno della macchina.
-oh mamma, cioè menomale! Pensavo che mi avreste lasciato qua! Cioè ragazzi, scusate, scusate davvero, ma il sonno stava avendo la meglio stamattina!-
[….] A Dani bastò un attimo per capire che non era il caso di calcare la mano con le scuse.
Il non saluto dei suoi amici era più che eloquente. – Sai che ti dico?- Sbottò Cy all’improvviso- se sono un così grande peso per tutti, allora perché non mi lasciate semplicemente in pace? Se non mi va di vedere gente questo è un problema mio! – Era la solita storia. Dani aveva intuito il motivo di quella tensione sin dall’inizio, bhè per lo meno non era a causa del suo ritardo. – Diciamo pure che tu capisci solo quello che vuoi capire Cy- disse Jhonny-. Comunque mi sembra inutile continuare questo discorso tanto la rigiri sempre come pare a te.- . Dani avrebbe voluto avere qualche battuta divertente per risolvere quello screzio in qualcosa di più piacevole, ma era sicuro che avrebbe solo peggiorato la situazione.
– perfetto. Allora chiudiamo qui per davvero. Non dirò più nulla- Cy sentiva esplodere dentro di sé un tumulto di parole, ma nessuna di quelle avrebbe messo rimedio alle cose già dette o a quelle già fatte. Sapeva che Jho aveva ragione, lui aveva sempre ragione, ma una sorta di orgoglio testardo la costrinse a chiudersi in un silenzio soccorritore. Così senza nessun rumore se non un assordante silenzio la macchina si intrufolò nel groviglio mattutino della grande città.

Se volete commentate anche su TW
http://forum.teamworld.it/showthread.php?t=119773&page=43

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”Mary belongs to the words of a song”

My little Danu , you were always there.


2. Smile like you mean it

Vestita di nuvole grigie la città si svegliava inquieta.
“ Chissà dove vanno tutti, chissà chi c’è dentro tutte quelle macchine”
Marianna guardava fuori dal finestrino dell’autobus quello scorrere veloce di vite.
Ognuna di quelle persone aveva una storia da raccontare, qualcosa da insegnare.Se avesse potuto le avrebbe ascoltate tutte quelle storie. Era sempre stata una ragazza curiosa, la sua era una curiosità ingenua, senza cattiveria.
Marianna pensava queste cose e si chiedeva se mai lei avesse una storia da raccontare, o se qualcuno la volesse sentire. Si chiedeva che direzione avrebbero preso tutte le persone che la circondavano una volta scese dall’autobus. Il ragazzo davanti a lei ad esempio. Aveva un’ aria famigliare, era sicura di averlo già visto. Stava seduto con le gambe accavallate in maniera spavalda, si torturava le mani. Sembrava nervoso. Lo guardò meglio. Aveva con gli occhi chiari fissi fuori dal finestrino mentre ascoltava l ipod ad un volume altissimo. Poteva persino capire che canzone ascoltasse,era di un gruppo dal nome strano, l’aveva già sentita da una sua amica.
Poi capì. Lo aveva visto con lui. Quante volte lo aveva osservato passeggiare proprio con quel ragazzo! Non si sorprese di non averlo riconosciuto prima. I suoi sguardi erano cechi alle altre persone quando lui passava. “ Che sfiga, becco l’amico e non becco lui”.
Quasi non si accorse che ormai l’autobus era arrivato alla sua fermata, dall’altra parte della strada poteva vedere la scuola.
Il liceo classico brulicava di volti più o meno noti, Si diresse con sicurezza verso un viso che conosceva da ormai 5 anni. Cy se ne stava poggiata muro dell’ingresso, cappuccio in testa e ipod nelle orecchie. Marianna fu accolta da una musica martellante.
-Oilà amica !ma non diventerai sorda a forza di sentire questa roba?-
-Hey Danu,Ma no, se mai divento sorda a forza di sentire urlare la prof di chimica-
-Si,molto probabilmente!-
Danusk provò un motto di felicità nel sentirsi chiamare col suo sopranome. Le piaceva. Cy glielo aveva appioppato in 5^ ginnasio e da allora era diventato leggenda. E poi le ricordava lui.
– bhè, ho aspettato fin troppo. È venuto con voi anche stamattina? Che ha fatto? Che ha detto? Come era vestito?Si è pettinato almeno oggi??- Cy sorrise. Ormai quell’interrogatorio arrivava puntuale ogni mattina.
-si, è venuto con noi. Non ha fatto né detto nulla di chè visto che era morto di sonno,e i suoi capelli sono ormai pronti a sfidare quelli di Edward mani di forbici. Comunque non ti saprei dire nulla, non gli ho prestato molta attenzione oggi-
-come nooo??? Uffa me lo avevi promesso, visto che te hai questa fortuna,e io non ti ammazzo solo perché sei amica mia, almeno fa la tua parte!-
-Ho litigato con jhonny stamattina-
Danu non ne fu affatto sorpresa. Jhonny era l’unico che ancora si ostinasse a trattare con Cy “ quell’ argomento”. Probabilmente aveva ancora calcato la mano. All’improvviso scorse una ragazza dai buffi codini dirigersi verso loro.
-arriva la dali!- Dali raggiunse le amiche, mentre i suoi occhi imploravano di chiudersi.
-oi ragazze! Che sonno! tra la festa e il libro di filosofia non ho chiuso occhio.-
Cy alzò gli occhi al cielo sapeva già che la domanda stava per arrivare.
-perché non sei venuta?- Dali conosceva già il motivo, ma voleva testare l’umore dell’amica quel giorno.
- Risponditi pure da sola, tanto sai bene qual è la risposta- umore grigio, al solito.
-fattore america vince ancora.- Cy rise.” Bhè almeno ci ride”penso Dali.
-Ok, allora mettiamo l’ennesimo lucchetto al “ fattore america” e pensiamo a deprimerci per il compito di filosofia- disse Cy.
-io non so un cazzo- una voce famigliare si unì alla conversazione.
-Oi la marti è tra noi!ora ci manca solo Lizzy e siamo al completo- Danusk accolse l’amica col suo solito entusiasmo.
-Si si, sono tra voi e confermo di non sapere nulla per il compito-
-Amico, tranquillo- disse Cy - non sei l’unico. non avevo nessuna voglia di studiare, infatti non mi ricordò un cavolo-
-Amico lo so! Ma ci mancherebbe che noi due fossimo pronti come questi due secchi qua!-
-tre prego- Lizzy, si aggiunse alle quattro ragazze. Ora c’erano tutte “Le Minchius”. Si erano date questo nome raffinato in onore della pazzia che le caratterizzava. Erano un bel gruppo. Sin dalla 4^ ginnasio si erano scelte. Avevano capito di essere destinate ad una grande amicizia, e così ora che il liceo stava per finire, ognuna faceva parte dell’altra.
-visto e considerato che ho studiato tutta la sera dando pure buca al mio ragazzo pretendo come minimo un 7!-
-hai dato buca a mio fratello??!-disse Marti- Allora è colpa tua se ieri c’è l’avevo tra i piedi !! non sono riuscita a concludere nulla con la sua voce che mi tartassava le orecchie!-
-vedi di non offendere la voce del mio patato perché è bellissima!Canta proprio da dio-
-si, proprio come Califfano dopo aver ingerito elio –
Le ragazze risero. Cy le guardò. Si appartenevano. Tutte loro avevano qualcosa di invisibile che le rendeva uniche. Tutte loro avevano grandi ali che le facevano volare lontano dal pensiero della gente, lontano da quella città troppe volte simile a un gabbia, lontano dall’ipocrisia che offuscava tutte le cose. Erano libere grazie ai loro sogni.
Cy sorrise. L’orizzonte non era più così scuro come le era apparso quella stessa mattina.




L’aria gelida di novembre accarezzava il viso di Dani. Stava sulla terrazza della sua camera, a fumare l’ennesima sigaretta. Ormai i suoi si erano rassegnati a quel vizio fastidioso, ma l’odore di fumo in casa proprio non potevano sopportarlo. Guardava il piccolo balcone davanti a sé. La finestra chiusa era illuminata da una debole luce soffocata dalle tende rosse. Ormai si era fatto buio. Rimuginava i pensieri di quella giornata che sembrava esser passata troppo in fretta, le risate con gli amici, le distrazioni in facoltà, pensieri più o meno importanti riempivano quell’istante. Poi all’improvviso accade qualcosa che non succedeva da tanto tempo.La finestra si aprì. Dani osservò la ragazza uscire nel balcone.
-Cy? Cioè ma sei proprio tu? Non è un allucinazione o tuo fratello vestito da donna?-
-Uhh sii dani! Sono proprio io , mi sono vestito da donna per te, ti piaccio di più così?-
-Wahah, scema! Cosa ti ha attirato fuori dalla tua tana?- Dani non riusciva a credere alla socialità improvvisa dell’amica.
- Quest’aria gelida!- rispose Cy mentre batteva i denti –minchia, fa proprio freddo oggi eh?-
- Cioè ma non vorrai mica parlare del tempo?! E mesi che ti vedo solo per andare a scuola!-
- Si, bhè ho deciso che non era più il caso di farmi desiderare!-
Dani rise. Sapeva che Cy non stava affatto così bene come voleva fargli credere, ma ci stava provando, a sorridere ancora.
- Jhonny il saggio, con il suo parlare in stile dottor House alla fine ti ha scosso eh?-
- Che vuoi farci?- rispose Cy- che è un tipo carismatico lo sappiamo tutti!-
- Ah, si eh, cioè ne sono segretamente innamorato - Il parlare di Dani era così, un rincorrersi di cioè, balbettii e parole sconosciute.
- Halleluja! Bentornata fra i vivi!-
- Wahahah, si bhè non cantare vittoria troppo presto, perché ora mi dovrai sopportare di nuovo ogni sera! Ah si, appena scorgerò la tua sagoma fumante mi catapulterò qua fuori a romperti le balle, e rimpiangerai la vecchia Cy zombesca!-
Dani rise. Sapeva bene che Cy stava solo fingendo. Quel sorriso nascondeva le mille lacrime che non aveva più voglia di piangere.
- proprio come ai vecchi tempi! Cioè comunque credo sia impossibile rimpiangere la Cy-zombie, eri simpatica quasi quanto la nonnina delle arance!-
- chi??? Nooooo, non mi dire che è la signora che abita qua affianco!-
- si, proprio lei! Cioè è una pazza! Ogni tanto fa irruzione in casa ad ammorbarci tutti con storie di concimi e tipo che mi fa la ramanzina perché non mi taglio i capelli! Cioè ma che problema ha quella donna,? Da piccolo tipo che mi lanciava le arance adosso quando andavo a recuperare la palla dal suo giardino! Cioè non è normale!-
Cy rise alle lacrime. Era bello. Da tanto non si lasciava andare in quel modo, se fosse stato per l immenso peso che la inchiodava a terra, si sarebbe sentita quasi leggera.
- mi dispiace, so di essere insopportabile a volte. È che..non è facile da accettare. Proprio quando credevo che tutte le cose stessero al posto giusto, ho perso tutte le mie certezze. Lui, non ha certo reso le cose più semplici. –
Dani era sorpreso. Era la prima volta che sentiva Cy parlare di ciò che era successo.
- noi siamo sempre stati qui per te. in qualche modo le cose si rimettono sempre a posto, cioè tu devi solo far in modo che queste lo facciano il più velocemente possibile! Cioè mi faccio paura sembro Marzullo con questo filosofeggiare!-
- wahah, grazie Danu, mi fai sempre ridere-
- noi siamo tutti qui per te, anche Jhonny che cioè oggi l’ hai mangiato a colazione!-
Improvvisamente Cy sentì il bisogno di parlare col suo migliore amico. Jhonny sapeva leggere ogni pensiero della sua mente, era l’unico che la capiva davvero.
- si, credo che farò irruzione a casa sua per scusarmi. –
- si, cioè e vedi di non cadermi più in depressione Cy, se no mi trasferisco in camera tua e del tipo che ti rompo i timpani a colpi di rullante!-
- wahah, noo pietà! Vedi di non far tardi domani, se no è la volta buona che Jho ti molla qua sul serio!-
- lo fa sul serio! Bhè allora Buona notte e ben tornata, presumo che ora ti sentiremo cantare di nuovo per tutto il quartiere!-
- puoi dirlo forte batteriolo!-
Mentre si stava per chiudere la finestra alle spalle si sentì chiamare.
- Cy?-
- Si? –
- Sorridi a modo tuo-.

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Odo profodamente i primi capitoli della mia FanFic,
sono decisamente scritti male rispetto a quelli successivi.
Anyway, ecco il terzo capitolo.
Grazie a chiunque abbia letto.

Every time she’s down , she knocks my door and tells me…
Jho you’re a star.


3. Love and reclusion

La casa era alta e spigolosa, di un colore molto simile al verde ma che tendeva al marrone.
Era strutturata come una specie di ventaglio semichiuso e ogni spigolo era percorso da delle finestrelle strette. Cy si diresse verso il portone di legno massiccio. Ad aprire fu una donna molto bella, dai capelli corvini e gli occhi di un grigio brillante. Nessuno avrebbe mai detto avesse 40 anni. Il viso era ancora quello di una ragazzina, e il sorriso splendeva di denti bianchi e drittissimi.
-oh, ciao Cinzia! Entra! Come va?-
-Buonasera, Denise! Scusa per l’ora mi rendo conto è un po’ tardi ..-
-Oh ma non ti preoccupare!- sorrise Denise – Ci mancherebbe pure che disturbassi, ormai sei di casa!-
Mentre percorrevano il corridoio in parquet ,Cy non potè fare a meno di stupirsi per la bellezza di quella casa. C’era stata tantissime altre volte, eppure notava sempre qualche particolare che le era sfuggito. Le pareti erano tinteggiate di rosso brillante e nero cupo, e tutt’intorno era un fiorire di statue e quadri. Il grande salone era stato arredato con cura ed ogni dettaglio emanava una ricercata naturalezza. Denise era sempre stata una donna creativa. I quadri dell’ingresso li aveva dipinti lei stessa così come le sculture erano tutte opera sua. Cy l’aveva sempre ammirata. Era una donna straordinaria, la sua forza era straordinaria. D’altra parte crescere un figlio all’età di vent’anni richiedeva non poca volontà. Dall’arco che portava alla cucina uscì un uomo abbastanza affascinante. Aveva i capelli castani raccolti in una coda dietro la testa, e grandi occhi scuri.
-oh, ma che sorpresa la mia piccola cantante ! –
-ciao, Claudio!-
Claudio era il gestore di un piccolo locale, “ il Rookie of the year”. Per gli ultimi tre mesi era rimasto chiuso per ristrutturazione, fatto per il quale Cy aveva più volte ringraziato la sua buona stella, almeno non si era trovata a dover debuttare nel suo stato “ zombesco” .
-mia cara, capiti proprio a fagiolo! Ti annuncio ufficialmente che a Dicembre il Rookie riaprirà i battenti!-
Cy fu travolta dalla gioia .Aveva una voglia dannata di cantare. Per troppo tempo la sua voce era stata soffocata.
-Mi auguro che gli star- cross’d siano pronti per allora!-
-Puoi contarci! Siamo nati pronti!-
-Lo so, lo so il mio caro J me lo ricorda tutti giorni!-
-sono venuta appunto per parlare con lui, è in casa?-
-certo cara!- rispose Denise- Sta in camera sua, vai pure!-

Dalla porta nera proveniva una dolce melodia. Il suono del basso si diffuse per tutto il corridoio, e Cy non potè far a meno di provare un brivido. Nessuno sapeva trasmettere emozione come Jhonny. Tutto in lui era musica. A guardarlo da lontano qualcuno avrebbe potuto dire che fosse” perfetto” . Ma Cy lo conosceva, e sapeva che non era perfetto, era semplicemente speciale. Sin da quando erano bambini Jhonny era stato l’amico più vero che avesse mai avuto. Lui c’era sempre, Era una certezza. Con la sua sincerità disarmante, la sua serietà, la sua passione, il suo essere semplicemente “ Jho”. Ogni volta che si sentiva depressa Cy bussava alla sua porta. E un'altra volta la scena si stava per ripetere.
-hey? Hai tempo per una ragazza dispiaciuta?-
-ho tempo per una ragazza che vuole ascoltare- Jhonny posò il basso sul letto, non era sorpreso di vederla là.
-Mi dispiace per stamattina. Non voglio più litigare. Non mi va più di star male-
-E allora non farlo , semplicemente-
-Non è facile controllare le mie emozioni, non sono mai stata brava in questo.-
-Nessuno può controllare le emozioni, al massimo è un bravo attore!- disse Jho- ma tu non sei brava nemmeno a fingere. Lo vedo chiaramente che non stai meglio di come stavi ieri o sta mattina.-
-No. Infatti. Però adesso mi sono stancata davvero. Ho passato troppo tempo vivendo come se non fossi affatto viva, perciò ricomincerò da stasera.-
Jhonny sorrise. Forse finalmente le cose sarebbero andate meglio, almeno per lei.
-Lui non se n’è andato perché tu non sei speciale o perché non né valeva la pena. Ha semplicemente scelto.- voleva affrontare l’argomento una volta per tutte, e lasciarselo alle spalle.
-Non è il fatto che se n’è sia andato, è come se n’è andato.-
Cy ricordava quella sera come se fosse ieri.


Carlo. Mentre scarabocchiava su un quaderno, Cy non si era nemmeno accorta di aver scritto più volte quel nome. Non riusciva a pensare ad altro se non a quegl’occhi neri così profondi da farle quasi paura, gli stessi che la guardavano dal display del cellulare, gli stessi che avrebbe visto di lì a poco. Era innamorata. Per la prima volta. Si sentiva quasi volare, quello era stato l’anno più fantastico della sua vita. Si, senza dubbio era stato fantastico, lui era fantastico. Era un artista. Cy guardava il piccolo uccello in plastica sulla sua scrivania. L’aveva fatto lui. Era dipinto con colori accesi e il buffo becco picchiettava su e giù attaccato alla molla del collo. Era un oggetto davvero curioso ed originale, con il quale Carlo aveva vinto numerosi concorsi d’arte, presentandone versioni sempre diverse.
Quello che Cy guardava, portava incisa sull’ala destra una frase “ i’ve learn to fly”.
All’improvviso il cellulare squillò. Era giù che l’aspettava. Col sorriso stampato sulle labbra Cy prese la giacca e si precipitò giù per le scale.
-ciao ‘more!- gli schioccò un bacio sulle labbra, mentre gli arruffava i capelli già disordinati di per sé.
-Amore. Senti siediti, dobbiamo parlare.- confusa si sedette con lui sull’uscio della porta.
-Io.. io ti devo dire una cosa- oh no. non poteva essere nulla di buono. Lui era agitato , eppure sembrava saper bene le cose da dire, come se si fosse preparato più volte a quel momento. – in realtà avrei dovuto dirtelo molto tempo fa.-
Cy aveva sempre più paura.
-all’ultimo concorso, un curatore new yorkese è rimasto molto colpito dai miei lavori. Mi ha proposto uno stage di anno, a New York,e poi chissà, potrei avere una mostra tutta mia, proprio lì!- Cy non sapeva come sentirsi o cosa dire. Era una bella notizia, quello era stato il suo sogno da sempre! Non poteva dare spazio a tutte quelle paure che l’avevano assalita all’improvviso.
-whoa.. non ho parole….amore! È bellissimo, avrai un sacco di opportunità!e tu ci andrai?-
-si- panico.
- E.. quando dovresti partire?-
- domani .- Fu un attimo. Tutto intorno diventò estremamente pesante.
-Do…domani?- Cy non capiva – ma è uno scherzo? Insomma non mi fa ridere, domani, è..è troppo presto! Io… da quanto lo sai?-
Carlo si fissava le mani, imbarazzato. – in realtà, l’ho saputo il mese scorso-
-cosa?sai da un mese di dover partire dall’altra parte del mondo, e non mi dici niente? Ma ..ti importa qualcosa di me?- non si era nemmeno accorta di stare piangendo. Aveva iniziato a urlare.
-IO CONTO QUALCOSA PER TE?? COME HAI POTUTO FARMI UNA COSA SIMILE??-
Carlo sapeva che la sua reazione sarebbe stata violenta. Sapeva di farle del male, eppure aveva solo voluto evitare la parte peggiore.
-amore,ascolta amore- disse mentre la prendeva per le spalle – io.. io non volevo rovinare il tempo che ci rimaneva. Lo sai, quanto la nostra storia sia importante. È speciale! Se ti avessi detto che avrei dovuto andar via un mese fa, probabilmente avremo passato l’ultimo periodo a litigare, a rattristarci..invece io volevo che tutto restasse così com’era , perfetto! Volevo che ci vivessimo fino alla fine”
-SE AVESSI VOLUTO VIVERMI FINO ALLA FINE COME DICI TU, NON MI AVRESTI TIRATO SCEMA PER TUTTO QUESTO TEMPO!-
-Io..- Carlo non poteva gestire quella situazione. Non poteva fare altrimenti. Forse era destino che si separassero. Si, era doloroso ma il tempo avrebbe messo apposto ogni cosa. Quello che Carlo non sapeva è che il tempo spesso scorre troppo lentamente.
-Io.. non ho mai voluto prenderti in giro. Lo sai, ti..-
-NON DIRLO! NON DIRE CHE MI AMI, NON OSARE DIRE CHE MI AMI!-
Cy non capiva. Tutto intorno aveva preso a bruciare intensamente, le parole le uscivano dalla bocca senza che lo volesse così come le lacrime che le rigavano il viso.
-So che adesso fa male, è così anche per me. Ma credimi, è stata la cosa migliore. Abbiamo già avuto il meglio, ma ora è finita. Ogni fine ha un inizio, tu ricorda il nostro e dimentica questo momento. – lei stava così, avvinghiata alle ginocchia e la testa bassa. Le avrebbe potuto far male con una sola carezza. – domani, non mi cercare. Non rendiamo tutto ancora più doloroso –
-Resta con me…- era tutto quello di cui aveva bisogno. Un bisogno più forte del suo orgoglio testardo.
-No Cy. Io ho già scelto.- Era il suo addio. – ricorda.. ho imparato a volare .-
Nel buio della stanza Cy poteva sentire il suo respiro. Ma questo non voleva dire che stesse respirando. Il suo cuore batteva , batteva solo per lui. Batteva , batteva solo per lui.
Il suo cuore batteva ed era solo suo. Ma lui era già troppo lontano per sentirlo.

Ritrovarsi nella stanza di Jhonny fu come svegliarsi da un sogno.
-Cy, è stato vigliacco, è stato scorretto ma è passato. Impara a conviverci e buttatelo alle spalle. Ricordati quello che ti dico , il tuo futuro e nelle tue mani devi dipingerlo su gli stessi ricordi che ti hanno fatto odiare la vita. Te lo dico per esperienza personale .- Lo sguardo di Jho si incupì.
-So che tu capisci più di chiunque altro Jho, per…Apu-
-Sai, la differenza è che Carlo se n’è andato per inseguire un sogno. Lei se n’è andata e basta. E non ha detto una parola .- la voce di Jho era più cupa che mai. – ma questo è il passato. Noi non viviamo nel passato, se così fosse non vivremo affatto . - improvvisamente i suoi occhi brillarono nuovamente. Era passato tanto tempo , sapeva convivere con i ricordi.
-comunque.. Claudio ti ha dato la notizia?-
-si! È meglio se ci diamo da fare, siamo rimasti, ehm.. un po’ fermi.-
-chissà per colpa di chi! dai, vedi di spaccare tutto per farti perdonare. Sto già lavorando su nuove canzoni. Cerca di metterti al lavoro..-
-si padrone- era di nuovo la sua Cy.
-Vuoi un passaggio?-
-No, ho preso in ostaggio la macchina di mia madre!-
-Oi oi non invidio i poveretti che incontrerai per strada- Cy non era proprio un asso alla guida.
-Ah ah ah, simpatico! Guarda che sono migliorata tantissimo, è tre mesi che non tampono nessuno!- erano tre mesi che non guidava, ma questo era un dettaglio.
-Ora vado o mia madre mi ucciderà se non riportò la macchina.Buonanotte Jho!-
-Buonanotte Grindhouse-

Mentre saliva in macchina Cy pensò che forse tutte le cose stavano tornando al loro posto , proprio come diceva Dani. Mise in moto. Quegl’occhi neri apparivano sempre più sfocati e lontani nella sua testa. Jhonny abitava in una zona abbastanza centrale, e molto trafficata sebbene fossero già le 22. Mille pensieri le affollavano la testa. Occhi neri lontani, le parole di una canzone, un sorriso dimenticato, le luci della strada e… due fari luminosi che la accecarono.. ebbe giusto il tempo di scorgere la macchina nera correre dritta contro la sua. Fu un attimo.

CRUSHCRUSHCRUSH




















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Per te.


But, I don’t care for your sweet sent
or the way you want me
more than I want you


4. History
Lui.
Una sigaretta bruciava lenta mentre il suo cuore fastidiosamente andava sempre più veloce.
Gli occhi agitati cercavano una qualche difesa mentre lottava perché lo sguardo non lo tradisse. Il suo orgoglio non lo accettava,Eppure stava là , ad aspettare.
E nella testa un solo pensiero.
Una ragazza mora vestita con un appariscente trench fucsia percorreva il vialetto facendosi luce col cellulare verso il porticato. Appena lui la vide con forza nascose la paura per far spazio alla rabbia.
-dov’ eri .- la voce che uscì dal buio era ferma e fredda quanto controllata.
-Ah! Oh mio dio! Ma sei impazzito?? Cos’è questa un’imboscata?-
La ragazza mora cacciò un urlo spaventata. Per un attimo aveva pensato che un qualche aggressore le volesse far del male. Invece era solo lui.
-dov’eri- ripete la voce, molto meno controllata.
-Dov’ero? Ma come dov’ero? Cioè ma non esiste proprio che te vieni qua a farmi l’interrogatorio sulla porta di casa! Tu ti sei bevuto il cervello e..-
-Dove c***o eri Clelia.- la voce non poteva più controllare la rabbia che la invadeva. Aveva bisogno di risposte. Pretendeva delle risposte. Subito.
-Vedi di darti una bella calmata!- Clelia trasalì. Nel suo sguardo non c’era niente di calmo.
-Amore, io non capisco .- La ragazza tentò di ammorbidire il tono- Insomma ti trovo qua tutto solo al buio e appena arrivo mi fai l’interrogatorio. Non mi saluti nemmeno?cicci lo sai che...-
. – Piantala . non prendermi per il culo . ti ho fatto una domanda. Per favore rispondi .-
Non aveva più voglia di giocare. Non stavolta.
-amore ma dove vuoi che fossi, eh? Sono uscita con la Vero e la Fra a bere qualcosa, tutto qui! Insomma si può sapere perché tutte queste domande?-
-È tutto il giorno che non rispondi al telefono . E Poi ci sono delle voci su di te e..-
-Ah, no eh! Vedi di non farti altre menate con questa tua gelosia morbosa, perchè te lo dico subito, non la reggo! Ma è mai possibile che ancora non ti fidi di me? Certo continua a ascoltare quei deficenti dei tuoi amici, oh si loro sanno sempre tutto no? Vorrei proprio sapere che ti hanno raccontato stavolta!E Tanto per la cronaca non ho credito nel cellulare. Tutto qua!-
-Non dicono le cose tanto per dirle. Sono stanco di sentirmi un idiota. Forse c’è un motivo se mi raccontano certe cose..-
Clelia gli prese il volto fra le mani.
-ascoltami bene Ka. Non conta nulla quello che ti hanno raccontato perché sono tutte bugie, ok?- Era così bella. Quegli enormi occhi marroni forse troppo truccati lo guardavano fisso. Lei era così, era capace di fargli dimenticare persino il suo nome.
-Quindi- continuò Clelia - Vuoi credere a me, o a loro?-
Perché era lì? Si sentiva proprio uno stupido, come al solito aveva agito di istinto.
-si, forse mi sono lasciato prendere troppo .-
-ecco bravo amore. Vedi che si risolve tutto?- aveva un sorriso soddisfatto stampato sul viso . – E di un po’ , che avrei fatto stavolta?-
-è che, loro pensano tu, insomma pensano che tu faccia un po’ il doppio gioco, ecco-
il viso della ragazza si irrigidì. Poi scoppiò in una risata, quasi forzata.
-ah ah ah. Ma non mi dire! Io? Ma per favore, e te credi a queste scemenze? Insomma quant’è che stiamo assieme? Un anno?-
-un anno e mezzo-
-ah, si va bhè, quello che è. E tu dopo tutto questo tempo non ti fidi ancora di me? Sai che c’è? Sono gelosi. – più lei parlava e più si sentiva stupido. Non c’era motivo perché stesse là.
-È così ovvio Mì, sono gelosi perché passi meno tempo con loro a strimpellare!-
Ka provo come una fitta allo stomaco. “ strimpellare”. Non era proprio il termine migliore per descrivere la sua passione. Ma lei non aveva mai capito.
Suonare era una delle poche cose che gli riuscissero bene. Era l’unico modo che conosceva per sentirsi davvero se stesso. Quando suonava si sentiva davvero Ka.
-comunque, amore ora abbiamo risolto tutto no? Niente più scenate di questo tipo per favore, mi fai paura-
-ok, ok. Scusa, e che..- che cosa?- niente ero nervoso .- “ e coglione” pensò. Ma perché le parole non si riordinavano da sole ? perché non riusciva a dire quello che sentiva davvero?
- Stupidotto, lo sai, per me c’è solo il mio mimmetto!” Clelia si avvicinò ancora più al suo viso.
Mentre la baciava , pensò ci fosse qualcosa di strano. Qualcosa di nuovo in lei. Ma nella sua testa lei scacciò via anche questo pensiero, facendosi prepotentemente spazio. E ancora una volta si sentì più stupido.
-buonanotte amore, non te la menare .-
-io.. – io cosa? Non sapeva più che dire. – buonanotte .-
La vide entrare in casa e i suoi occhi la seguirono finche la porta non si chiuse lasciandolo là al buio, solo ancora una volta.

Ka salì in macchina. C’erano poche cose nella sua vita che contassero davvero. Lei era una di quelle cose. Era la prima volta che una ragazza prendeva così tanto spazio nella sua testa. Ma a volte, non poteva fare a meno di chiedersi se ne valesse davvero la pena.
Quegli ultimi mesi erano stati una lotta.
Ripensò a quello che Ste gli aveva detto appena qualche ora fa. “ quella è una furba, prima che te n’è renda conto ti avrà già ridotto a un tappetino. Ti sta tirando scemo e tu ci stai pure dietro”. Forse lei aveva ragione. Erano tutte cazzate dette così, sul momento a cui lui aveva dato troppo peso. Poi qualcosa lo colpì improvvisamente. Un profumo. Probabilmente glielo aveva lasciato addosso mentre lo baciava. Ecco cosa c’era di diverso in lei, aveva semplicemente cambiato profumo. Guardò l’orario. Erano le 22.
“ History” dei funeral for a friend lo circondò così come quell’inebriante profumo. Era forte, troppo forte. Fu come un pugno sullo stomaco. Idiota.
Improvvisamente realizzò . Era un profumo maschile.

Una luce fortissima lo colpì dritto negli occhi. Non ebbe tempo perché la rabbia lo invadesse, ancora.













You Treat Me Just Like Another Stranger,
Well,is nice to meet you SIR!



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3 replies since 20/6/2009, 18:22
 
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